Parchi divertimento, M. Crisanti (ANESV): «Protocolli ad hoc e accessi controllati per garantire massima sicurezza»

Intervista al Segretario Nazionale dell’Associazione Nazionale Esercenti Spettacoli Viaggianti 

Dopo lunghi mesi di attesa, il 15 giugno i parchi a tema hanno ufficialmente inaugurato la stagione 2021: il Decreto Legge del 17 maggio ha infatti inserito i parchi divertimento tra le realtà alle quali è stato concesso di riprendere le proprie attività. Della riapertura, dei protocolli concordati con le autorità competenti, e dell’impatto della pandemia sul settore abbiamo parlato con Maurizio Crisanti, segretario nazionale ANESV (Associazione Nazionale Esercenti Spettacoli Viaggianti).

I parchi divertimento sono oggi un posto sicuro rispetto ad altri luoghi di intrattenimento?

Certamente. In generale aiuta il fatto che siano all’aperto e che gli spazi, a differenza di piazze e centri città, siano gestiti da professionisti, con addetti che si occupano di controllare l’afflusso. Anche per questa stagione le capienze sono state limitate rispetto a quelle del 2019 affinché le persone dispongano di spazi adeguati e vivano un’esperienza piacevole. Come associazione stimiamo che i parchi acquatici, nei quali l’acqua delle piscine è sanificata con il cloro e tutto è esposto al sole, offrano una sicurezza più alta di quella di stabilimenti balneari molto frequentati, e privi di operatori che possano ammonire le persone che adottano comportamenti non corretti.

Che affluenza avete registrato dalla riapertura?

La riapertura dal 15 giugno ha fatto registrare interesse e prenotazioni, con una crescita interessante rispetto allo stesso periodo del 2020. Gli operatori sperano di raggiungere, almeno per qualche giorno, i risultati del 2019, pur con una stagione ridotta nel numero di giornate di apertura. Le persone, le famiglie stanno mostrando forte interesse per momenti di svago all’aria aperta, e il fatto che anche per quest’anno i cittadini privilegino le località turistiche italiane aiuterà certamente il settore.

Quali sono i principali accorgimenti che il visitatore deve seguire e quali le misure adottate dalle strutture?

Per garantire la massima sicurezza è importante rispettare le regole del parco e le linee guida nazionali: sanificazione frequente delle mani, utilizzo delle mascherine, soprattutto nelle attrazioni al coperto, nei bar e negozi, rispetto delle indicazioni fornite dagli operatori e del distanziamento tra persone non conviventi. Quello che di fatto tutti noi facciamo ogni giorno da 16 mesi, e che, complice anche la stagione estiva, durante la quale i numeri della pandemia si affievoliscono fortemente, assicura maggiore sicurezza. Le persone vaccinate, inoltre, sentendosi più tutelate, avranno anche un atteggiamento psicologico più orientato alla relazione rispetto all’estate 2020.

Come si è pensato di risolvere il problema del formarsi di affollamenti e lunghe code, sia in biglietteria che davanti alle attrazioni?

In generale contingentando gli ingressi e distanziando le persone. Sono previsti anche altri sistemi, come l’utilizzo di spettacoli, il cui svolgimento decongestiona le eventuali file che si formano intorno alle attrazioni che, proprio a causa del distanziamento, ospitano meno persone rispetto alla reale capacità. Anche questo contribuisce a rafforzare la sicurezza delle strutture, nelle quali a livello nazionale non è stato registrato alcun contagio tra dipendenti e utenti nel 2020.

La data decisa dal Governo per la riapertura dei Parchi divertimento porta a una disparità di trattamento rispetto ad altre attività che si svolgono all’aperto: cinema, teatri, anche altre categorie, compresi i ristoranti. Cosa ci può dire sull’argomento? Recentemente si sono svolte anche manifestazioni di protesta dei lavoratori del settore…

Una stagione che, dopo due anni di chiusura, si avvia di nuovo a metà giugno, e che quest’anno, paradossalmente, rischiava di essere fissata al 1° luglio nonostante l’andamento della campagna vaccinale, è certamente penalizzante per il settore. I rappresentanti dei parchi italiani hanno manifestato a Piazza del Popolo a Roma lo scorso 11 giugno, e la “protesta” pacifica ha costretto il Comitato Tecnico Scientifico a rivedere una posizione estremamente penalizzante rispetto a quella indirizzata verso categorie imprenditoriali e commerciali riaperte da mesi, e senza alcuna evidenza scientifica a supporto.

Peraltro il vostro è un settore che nel 2019 ha generato un giro d’affari complessivo di due miliardi di euro, con un grande complesso di attività con 25 mila posti di lavoro diretti (tra occupati fissi e stagionali) che arrivano a 60.000 addetti considerando l’indotto. E che, come ha già ricordato, lo scorso anno ha garantito che in nessun parco italiano ci fosse alcun contagio né fra gli operatori né fra gli ospiti…Qual è la spiegazione secondo lei?

Io credo che in questo Paese non ci sia ancora la “cultura” dei parchi di divertimento, come nel resto d’Europa o negli Stati Uniti. C’è scarsa conoscenza dei dati occupazionali, economici e dell’indotto generato dai parchi sull’intera filiera turistica. Esistono aree geografiche, come la Riviera Romagnola o il lago di Garda, che senza i parchi vedrebbero più che dimezzate le presenze turistiche. I parchi costituiscono vere attrazioni per i turisti, e trasformano una località in una destinazione. Eppure si continuano a sostenere esclusivamente le strutture ricettive e il settore della ristorazione, senza pensare che nessuno ama fare vacanze per rimanere in hotel, ma per godere di prodotti e servizi turistici che permettano di godersi la giornata, tra cultura, divertimento e, naturalmente, gastronomia.

 

 

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