L’EVOLUZIONE DEL WELFARE IN ITALIA: “FAI DA TE”, PUBBLICO, SOCIALE E PRIVATO

IL FATTORE DEMOGRAFICO E L’ASPETTATIVA DI VITA

L’Italia è un Paese particolarmente soggetto a cambiamenti di tipo economico, sociale, culturale, che incidono in maniera determinante anche sul suo sistema di welfare. In primo piano c’è un importante calo demografico che dura ormai da anni: come rivelato dagli ultimi dati Istat, tra il 1° gennaio 2015 e il 1° gennaio 2020 la popolazione ha subito una diminuzione di 551 mila unità.

Dall’altro lato, però, l’aspettativa di vita continua a crescere (83,5 anni nel 2018; nel 1960 era di 69,1). Oggi la speranza di vita media è di 80,8 anni per gli uomini e 85,2 anni per le donne. Con il risultato che attualmente in Italia gli over 65 sono il 22,8% della popolazione, mentre gli over 75 sono l’11,7%, e il nostro Paese risulta avere la popolazione più anziana in Europa.

 

MUTAMENTI SOCIALI E CULTURALI

Ai fattori demografici si aggiunge il rapido mutamento sociale e culturale che sta incidendo con forza sulle strutture familiari tradizionali, e questo aspetto può certamente influire sull’efficacia o meno del welfare in Italia. Secondo le rilevazioni effettuate di recente, infatti, il numero di matrimoni si è dimezzato negli ultimi trent’anni, passando da 315mila nel 1987 a 191mila nel 2017 per arrivare a 184.088 nel 2019, mentre le separazioni e i divorzi sono in continuo aumento. Di contro stiamo assistendo alla progressiva diffusione delle libere unioni, più che quadruplicate dal 1998-1999 al 2018-2019, passando da circa 340.000 a 1.370.000. Un altro fenomeno in crescita è la prolungata permanenza dei giovani nella famiglia di origine, causato da molteplici fattori quali l’aumento diffuso della scolarizzazione e l’allungamento dei tempi della formazione, le difficoltà nell’ingresso nel mondo del lavoro e la condizione di precarietà del lavoro stesso.

 

IL WELFARE “FAI DA TE” E IL WELFARE PUBBLICO

Una situazione, con i suoi numeri e i suoi fattori determinanti, che sta mettendo in profonda crisi il sistema di “welfare fai da te” che per anni ha sopperito alle lacune del welfare pubblico. In passato si poteva fare affidamento sulle reti familiari nei momenti, e nelle situazioni, in cui lo Stato non riusciva ad arrivare, e a garantire idonei strumenti di cura e di conciliazione scuola lavoro. Oggi però non è più così.

La spesa sociale pubblica italiana è la più alta della media UE: 29,7% del Pil contro il 28,2%. Il problema, quindi, non è tanto l’ammontare dei fondi quanto il modo in cui questi soldi vengono spesi. Oggi oltre due terzi della nostra spesa per il welfare è destinata alle voci Malattia (più del 30%) e Vecchiaia (circa 50%). Ai settori Maternità e Infanzia, Disoccupazione ed Esclusione Sociale rimangono quindi quote piuttosto basse, sicuramente inferiori al 10% ciascuna.

 

IL SECONDO WELFARE

Il nostro sistema di welfare è dunque impreparato ad affrontare molti bisogni sociali vecchi e nuovi che stanno colpendo la popolazione negli ultimi anni. Ed è per questo che si è fatta sempre più forte l’esigenza di individuare un “secondo welfare” capace di rispondere in modo più veloce ed efficace a tali problematiche, permettendo contemporaneamente di tenere sotto controllo i costi crescenti della spesa sociale. All’interno del “secondo welfare” possono essere ricondotte tutte quelle forme di protezione e investimento sociale a finanziamento non pubblico, ovvero, non direttamente sostenute dal pubblico attraverso il Welfare State, ma realizzate da soggetti privati fortemente ancorati al territorio, parti sociali e realtà del Terzo Settore. Parliamo soprattutto di interventi nel campo delle pensioni e della salute, e di forme di protezione sociale di natura volontaria e integrativa, oltre a quella parte di servizi sociali che il settore pubblico non riesce attualmente a garantire nei casi, per esempio, di non autosufficienza o precarietà lavorativa. Rischi acuiti anche dalla grave crisi economica in atto, che comporta nuove forme di aiuto e sostegno personale.

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